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BOLOGNA

TEATRO COMUNALE

RIQUALIFICAZIONE TEATRO COMUNALE (BO)

 

2019

Ente appaltante: Comune di Bologna

Finalista, Quarto classificato

Gruppo di progettazione: Arch.Claudio Zanirato

Collaboratori: E.Franchini, G.L.Gavesi

Volume di progetto: 2.550 mc

Importo lavori: euro 2.280.000,00euro (prima fase) +3.000.000,00euro (seconda fase)

La memoria del luogo rimanda al Palazzo Bentivoglio, la forma architettonica usata come rappresentazione del potere e la sua simbolica distruzione che ha costituito un'assenza urbana, un “guasto” secolare, poi la sua parziale rioccupazione, con lo spazio teatrale, ma non in maniera compiuta. Il residuato storico del Giardino è memore sia delle vestigia del palazzo senatoriale che delle sue macerie inselvatichite, confinate in una “murazione” di blocchi di selenite della storia più profonda della città. E' l'occasione di riprendere queste memorie e riconfigurare scenograficamente le due pareti laterali del teatro, mai pensate compositivamente: due pareti si accostano alla costruzione, la cui parte inferiore, basamentale, è in lastre di selenite ed estendere così la perimetrazione dell'intero isolato.
Bologna è stata città delle acque, ora occultate sotto il suolo urbano: dov'è piazza Verdi confluivano le due diramazioni del Canale di Savena, che scorrevano lungo le vie San Donato e San Petronio Vecchio-Largo Respighi, rasentando le Mura del Mille. Questa è l'occasione per evocare la presenza nascosta dell'acqua “sotterranea” e connotare gli ambiti urbani interessati. L'emergenza principale di questa “riemersione” è l'installazione di una vasca d'acqua/fontana, a ridosso del tratto di mura medievali nella piazza: questa parte è infatti appartata e decentrata e così verrebbe ad avere un nuovo ruolo di fondale scenografico. I tracciati dei due corsi d'acqua sepolti disegnano le superfici della piazza e di largo Respighi, ad evocare un sottile strato d'acqua, segnalando, anche in maniera tattile, i passaggi tra lo spazio veicolare e pedonale, indirizzando l'attenzione verso il giardino del Guasto, anticipato con la piantumazioni di altri alberi. A sottolineare questo indirizzo prospettico, uno scultoreo totem/display led informativo si colloca sospeso sul pronao d’ingresso degli artisti riconfigurato.
Un simbolico pentagramma si protende teso su tutta la piazza Verdi, con cavi di acciaio dalla balaustra della terrazza del teatro alla facciata porticata opposta: distribuite lungo tutti questi tratti, si trovano piccoli proiettori LED, con luce bianca/colorata concentrata a terra, attivabili con sensori di presenza, collegati anche a diffusori sonori direzionali. Così la piazza è “animata” dalla presenza delle persone, illuminata solo dal passaggio e sosta, “suonata” metaforicamente dal transito dei cittadini, assopita e silenziosa nelle assenze, luminosa e dinamica nella vitalità, insomma una piazza “disegnata” dalla gente.
Una spessa muratura si accosta ai due fianchi del teatro, in aderenza su largo Respighi e distaccata di 10 m su via del Guasto, scenografie che definiscono gli ingressi di servizio con altrettante piazzette, “foderate” con lastre di vetro colorato in pasta. Con la nuova costruzione il muro delimita uno spazio abitato senza racchiuderlo e uno spazio tecnico che rimane aperto. Lastre di selenite e cotto trafilato costruiscono questi muri delineando conci ideali di un metro di lato, con molte fughe verticali aperte, a creare feritoie/finestre in maniera diffusa e togliere compattezza alle pareti per renderle permeabili agli sguardi e alla luce naturale e artificiale (alloggiamenti di led).
Il nuovo muro su via del Guasto potrà essere sormontato in una seconda fase dal volume traslucido della sala prove polivalente: nel fugato aperto dell'ultimo corso di conci sarà possibile montare a secco delle sottili mensole di acciaio, per sorreggere lo sbalzo del solaio.